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AGROFARMACI, RETROMARCIA EUROPEA SULLE FOLLIE GREEN  - Terra dei Figli Blog
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AGROFARMACI, RETROMARCIA EUROPEA SULLE FOLLIE GREEN 

AGROFARMACI, RETROMARCIA EUROPEA SULLE FOLLIE GREEN

AGROFARMACI, RETROMARCIA EUROPEA SULLE FOLLIE GREEN 

“La Commissione UE recepisce le proposte dell’Italia. Bisogna limitare ulteriormente gli agrofarmaci solo quando si e’ in grado di proteggere le produzioni con metodi alternativi. Abbiamo contrastato, dal primo giorno, un approccio ideologico sul tema che avrebbe avuto un effetto devastante sulle produzioni e limitatissimo sull’ambiente”. Cosi’ il ministro dell’Agricoltura, della Sovranita’ alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida ha commentato la notizia del ritiro della proposta di regolamento sui pesticidi annunciata nei giorni scorsi  dalla presidente della Commissione UE Von der Leyen.

“L’Italia ha proposto di lavorare, ed e’ stata avanguardia in questo, sulle Tea per garantire piante più forti e resistenti che possano fare a meno di agrofarmaci. Le politiche pragmatiche del nostro Governo in Italia e in Europa stanno portando i primi frutti. Recuperare i disastri di anni di politiche irrispettose della produzione e del lavoro agricolo richiedera’ tempo. Ma la strada intrapresa e’ quella corretta”, ha concluso il ministro. Dopo settimane di proteste in mezza Europa da parte di agricoltori letteralmente esasperati da provvedimenti della Ue ideologici ed assurdi, la Commissione sembra voler fare retromarcia, insieme alle sinistre e ai verdi, che del green deal sono stati fieri difensori fino a ieri. Forse più che le proteste hanno contribuito a questa inversione ad U la vicinanza con le elezioni europee più importanti degli ultimi decenni.

La presidente von der Leyen, che all’inizio della legislatura aveva indicato il green deal come il caposaldo della politica europea, ha annunciato un passo indietro sui pesticidi, ma probabile che altre misure arriveranno in seguito. Persino i verdi tedeschi adesso contestano alcune misure del green deal, dopo anni in cui hanno messo alla berlina chi, come i conservatori europei, denuncia l’assurdità di alcune norme e le loro pesanti ricadute sull’economia europea. Meglio tardi che mai sarebbe il caso di dire. Ma la strada da fare è ancora lunga ed irta di ostacoli. E’ lunga, infatti, la lista delle lamentele che gli agricoltori di tutta Europa stanno da mesi portando all’attenzione dell’opinione pubblica. Come l’aumento del costo del gasolio agricolo, i ritardi nel pagamento dei sussidi UE, la concorrenza delle importazioni più economiche, anche dalla Ucraina, e soprattutto i danni economici derivanti dalle norme ambientali che definire in certi casi cervellotiche è poco. Dopo mesi di sopportazione gli agricoltori che vedono minacciati i loro profitti da regole assurde e spesso anche controproducenti dal punto di vista ambientale, ora hanno detto basta.

E’ come la corda che, dopo essere stata tirata, si spezza. Forse occorreva prestare maggiore attenzione alle prime avvisaglie un anno fa, dopo il clamoroso successo in Olanda della formazione di agricoltori BBB, arrivata a sfiorare il 20% alle elezioni regionali. Forse bisognava dare maggiore credito a chi, come i partiti del centro destra, Ecr e Id in testa, lamentavano un clima di quasi disprezzo verso la classe contadina e quella produttiva in genere, nel nome di un purismo ambientalista un po’ di maniera. “Fino a oggi una visione ideologizzata del settore agricolo da parte della Ue ha considerato gli agricoltori, così come i pescatori, quali nemici della natura e quindi penalizzati nella loro attività. Il risultato è la netta diminuzione delle imprese agricole negli ultimi 10 anni, unita a un vertiginoso aumento dei costi che rischia di creare danni irreparabili a un settore vitale per l’Italia e l’intera Europa”. Cos’ ha detto, qualche giorno fa,  Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo.

I dati che emergono da un comparto vitale per l’economia europea, stretto tra regole assurde e competizioni da paesi extraeuropei, che certo devono sottostare a molti meno vincoli normativi, sono pesantissimi. Il settore agricolo è quello, da anni, che paga il dazio più alto alla conversione green europea, come dimostrano i dati, che parlano negli ultimi quindici anni di una perdita di circa 5,3 milioni di aziende agricole, il 37% del totale di tutta la Ue, solo in Italia sono state ben 600 mila a chiudere bottega. Eppure proprio il settore primario è stato quello che ha sostenuto l’economia nei terribili momenti della pandemia di Covid. Ma troppo presto tutto colpevolmente è stato  dimenticato dai burocrati di Bruxelles.  Occorre tornare al pragmatismo e alla concretezza, lasciando da parte ideologia e radicalismo. Perché quello che oggi sta accadendo con gli agricoltori domani potrebbe capitare con altri settori, colpiti ugualmente da politiche che più che salvare l’ambiente, sembrano voler distruggere la classe produttiva europea.

La Redazione